Prosegue fino al 9 luglio 2026 la consultazione sul controprogetto indiretto del Consiglio federale all’iniziativa popolare «Per imprese responsabili – per la tutela dell’essere umano e dell’ambiente» (RBI II). La procedura, avviata il 2 aprile scorso, prevede l’introduzione di nuove disposizioni in materia di rendicontazione della sostenibilità, dovere di diligenza e responsabilità delle imprese.

La proposta si inserisce nel contesto della crescente attenzione internazionale verso i temi ESG e richiama diversi sviluppi normativi dell’Unione europea, in particolare la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D).

Per le imprese svizzere attive sui mercati internazionali – comprese società di commodity trading, esportatori, gruppi industriali, istituti finanziari e multinazionali – il progetto potrebbe comportare importanti implicazioni operative, giuridiche e di compliance.

Un nuovo quadro normativo

Il progetto di Legge federale sulla governance aziendale sostenibile mira a disciplinare in maniera organica gli obblighi di rendicontazione della sostenibilità e il dovere di diligenza in materia di diritti umani e tutela dell’ambiente.

Secondo la documentazione posta in consultazione, le nuove disposizioni si applicherebbero principalmente alle grandi imprese e ai gruppi societari che superano determinate soglie dimensionali. La maggior parte delle PMI resterebbe al di fuori del campo di applicazione diretto della normativa, pur potendo essere interessata indirettamente attraverso richieste di informazioni e obblighi derivanti dalle catene di fornitura.

Tra gli elementi principali figurano:

  • obblighi di rendicontazione su aspetti ambientali, sociali, di governance e diritti umani;
  • requisiti di dovuta diligenza relativi agli impatti ambientali e ai diritti umani lungo le attività aziendali e le catene del valore;
  • verifica esterna delle informazioni di sostenibilità;
  • disposizioni in materia di responsabilità civile;
  • istituzione di un’autorità di vigilanza dedicata.

Le principali questioni sollevate dalle associazioni economiche

Diverse associazioni economiche hanno già presentato le proprie osservazioni nell’ambito della consultazione. Tra queste figura anche SUISSENÉGOCE, l’associazione mantello del settore svizzero del commercio di materie prime.

Tra i temi che hanno attirato maggiore attenzione vi sono in particolare la responsabilità civile, i nuovi obblighi di rendicontazione, la creazione e i poteri della futura autorità di vigilanza e gli effetti sulle catene del valore internazionali.

Responsabilità civile

Il progetto introduce specifici meccanismi di responsabilità civile in caso di violazione degli obblighi di diligenza.

Secondo le osservazioni presentate da SUISSENÉGOCE, alcuni aspetti della proposta potrebbero comportare un aumento dell’incertezza giuridica per le imprese attive a livello internazionale. Tra gli elementi citati figurano l’estensione, in determinati casi, dei termini di prescrizione da 10 a 20 anni, nonché questioni legate all’onere della prova e alla gestione di eventuali danni verificatisi all’estero.

Rendicontazione della sostenibilità

La proposta prevede un ampliamento degli obblighi di rendicontazione e l’introduzione di verifiche esterne delle informazioni pubblicate.

Secondo diverse associazioni economiche, l’estensione dei requisiti di assurance potrebbe tradursi in costi di revisione più elevati e in procedure di compliance più complesse rispetto a quelle previste in altri ordinamenti.

Anche le tempistiche di pubblicazione delle informazioni di sostenibilità potrebbero comportare ulteriori esigenze organizzative per le imprese interessate.

Autorità di vigilanza e sanzioni

Il progetto prevede la creazione di una nuova autorità federale incaricata di monitorare il rispetto della normativa.

Tra i poteri previsti figurano la possibilità di richiedere informazioni, svolgere indagini, adottare misure correttive e infliggere sanzioni. In alcuni casi, le sanzioni potrebbero essere calcolate sulla base del fatturato aziendale.

Questo aspetto è stato oggetto di particolare attenzione da parte di alcuni settori economici, tra cui il commodity trading, caratterizzato da elevati volumi di attività e margini generalmente contenuti.

Effetti lungo le catene del valore internazionali

Gli obblighi di diligenza previsti dal progetto potrebbero estendersi anche a rapporti con fornitori, filiali e partner commerciali situati al di fuori della Svizzera.

Di conseguenza, le nuove disposizioni potrebbero avere ripercussioni lungo l’intera catena del valore internazionale e interessare numerosi partner commerciali della Svizzera, inclusi Paesi con i quali sono in vigore accordi di libero scambio.

Allineamento con il quadro europeo

Pur ispirandosi alla normativa europea, il progetto svizzero interviene in un contesto nel quale l’attuazione della CS3D all’interno dell’Unione europea è ancora in corso e diversi aspetti applicativi devono essere definiti.

Nelle proprie prese di posizione, SUISSENÉGOCE e altre associazioni economiche hanno evidenziato che alcune disposizioni del progetto potrebbero risultare più estese rispetto agli attuali requisiti europei, con possibili ripercussioni sui costi di compliance e sulle condizioni concorrenziali delle imprese svizzere.

Le associazioni ricordano inoltre che le direttive europee CSRD e CS3D non rientrano negli accordi Bilaterali III negoziati tra Svizzera e Unione europea e che il loro recepimento nel diritto svizzero non costituisce pertanto un obbligo giuridico derivante dagli accordi bilaterali.

Una questione rilevante per la piazza economica svizzera

La Svizzera ospita uno dei principali hub mondiali del commercio di materie prime, oltre a numerose imprese esportatrici, gruppi industriali, istituti finanziari e fornitori di servizi attivi a livello internazionale.

Per questi settori, il dibattito riguarda non soltanto gli obiettivi di sostenibilità perseguiti dal legislatore, ma anche il mantenimento di condizioni quadro competitive e prevedibili per le imprese che operano sui mercati globali.

Di concerto con SUISSENÉGOCE, anche LCTA ha avviato contatti con diversi interlocutori istituzionali ticinesi, tra cui la Camera di commercio, industria, artigianato e servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) e le autorità cantonali, per sensibilizzare circa le possibili implicazioni che il progetto potrebbe avere per le società di commodity trading, gli esportatori e l’economia svizzera più in generale.

Le imprese, le associazioni economiche e gli altri portatori d’interesse hanno tempo fino al 9 luglio 2026 per presentare le proprie osservazioni nell’ambito della procedura di consultazione.



Nella seduta del 27 maggio 2026, il Consiglio federale ha adottato un pacchetto di misure volto a rafforzare la navigazione marittima svizzera, con l’obiettivo di rafforzare l’attrattività della bandiera svizzera e di adeguare il quadro normativo alle evoluzioni del settore.

Le misure si inseriscono nel processo di revisione complessiva della legislazione marittima e nel più ampio pacchetto federale per la competitività dell’economia svizzera.

Per la Svizzera, importante hub internazionale del commodity trading e dei servizi legati allo shipping, la qualità del quadro normativo marittimo riveste un ruolo rilevante per la competitività della piazza economica.

Revisione legislativa: riduzione degli oneri dopo il superamento delle fideiussioni

Una componente centrale della riforma riguarda la modifica della legge federale sulla navigazione marittima sotto bandiera svizzera, con l’obiettivo di eliminare disposizioni divenute obsolete.

Il Consiglio federale propone in particolare di abrogare le basi legali legate alle fideiussioni federali per le navi d’alto mare, non più concesse dalla fine del 2016 e ritenute non più giustificate alla luce del loro limitato contributo all’approvvigionamento del Paese.

In questo contesto, la revisione prevede la soppressione di requisiti di capitale minimo, l’alleggerimento degli obblighi di revisione e la riduzione di alcuni ostacoli amministrativi legati alla rinuncia alla bandiera svizzera.

La razionalizzazione normativa mira a ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e a rendere il quadro giuridico più coerente con le attuali pratiche operative del settore marittimo internazionale.

Modifiche d’ordinanza: maggiore flessibilità operativa per gli operatori

Parallelamente alla revisione legislativa, il Consiglio federale introduce modifiche a livello di ordinanza destinate a entrare in vigore nel breve termine.

Una modifica di rilievo riguarda i criteri per battere bandiera svizzera. Finora, la registrazione era limitata a navi di proprietà di società svizzere e gestite da armatori svizzeri. In futuro, un armatore con sede in Svizzera potrà iscrivere una nave nel registro svizzero anche qualora la società proprietaria abbia sede all’estero.

Questa evoluzione tiene conto delle dinamiche del settore e mira a facilitare strutture di leasing e finanziamenti bancari internazionali.

Per gli operatori dello shipping, la misura introduce una maggiore flessibilità nella strutturazione di operazioni internazionali di leasing e finanziamento, contribuendo al contempo a rafforzare la competitività dell’ecosistema svizzero del commercio marittimo e del trade finance.

Riconoscimento della polizza di carico elettronica

Le modifiche d’ordinanza intervengono anche sul piano della digitalizzazione del commercio marittimo.

Il Consiglio federale precisa che la polizza di carico – documento centrale nel trasporto marittimo delle merci – può essere gestita anche in forma elettronica (electronic bill of lading).

Per il settore del commodity trading e del trade finance, tale evoluzione assume particolare rilevanza, in quanto incide direttamente sulla gestione documentale delle operazioni e sulla possibilità di digitalizzazione dei processi lungo la supply chain.

Entrata in vigore e sviluppi futuri

Le modifiche introdotte si articolano su due livelli temporali distinti.

Le disposizioni a livello di ordinanza – in particolare quelle relative ai requisiti per la bandiera svizzera e alla gestione elettronica dei documenti – sono destinate a entrare in vigore il 1° luglio 2026.

La revisione della legge federale sulla navigazione marittima, che include l’abrogazione delle disposizioni legate alle fideiussioni federali e la semplificazione del quadro regolatorio, dovrà invece seguire il consueto iter parlamentare prima di poter entrare in vigore. Nel loro insieme, le misure si inseriscono in un processo di revisione più ampio della normativa marittima svizzera, con l’obiettivo di rafforzare nel lungo periodo l’affidabilità e l’attrattività della bandiera svizzera nel contesto internazionale.

Fonte:
Consiglio federale, comunicato stampa del 27.05.2026 | Il Consiglio federale vuole rafforzare la navigazione marittima svizzera



Il diritto svizzero prevede attualmente un divieto di cabotaggio che, salvo eccezioni limitate, preclude alle compagnie aeree straniere l’operatività sulle rotte nazionali svizzere.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa parlamentare 25.447 «Garantire collegamenti efficienti. Adeguamento della legge sulla navigazione aerea» del consigliere agli Stati ticinese Fabio Regazzi, anche dal consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa e dai rappresentanti ginevrini al Consiglio degli Stati. Il testo propone una modifica dell’articolo 32 della Legge federale sulla navigazione aerea (LNA) affinché, a determinate condizioni, anche compagnie con sede nell’UE o nell’AELS possano operare collegamenti interni in concessione in Svizzera.

La proposta mira in particolare a favorire collegamenti più efficienti tra Lugano e Ginevra, due importanti centri economici e finanziari del Paese, nonché piazze rilevanti per il commercio internazionale e il commercio di materie prime. Attualmente, i collegamenti terrestri tra le due città richiedono oltre cinque ore di percorrenza.

Lo scorso 22 maggio, la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio degli Stati (CTT-S) ha proceduto all’esame preliminare dell’iniziativa e, con 7 voti contro 3 e 2 astensioni, ne ha sostenuto il seguito parlamentare. Il dossier passerà ora alla commissione omologa del Consiglio nazionale.

L’iniziativa non propone un’abolizione generale del divieto di cabotaggio, bensì l’introduzione di deroghe mirate nei casi in cui «l’esigenza di trasporto non può essere soddisfatta altrimenti in modo equivalente». Le condizioni concrete dovrebbero successivamente essere definite dal Consiglio federale.

Il dossier richiama più in generale il tema della connettività del Ticino con gli altri centri economici svizzeri, particolarmente rilevante per settori internazionali quali il commercio di materie prime, il trade finance e i servizi collegati.



Il contributo del settore del commodity trading ha inciso in modo significativo sulle entrate recenti della Città di Lugano.

Come emerso in occasione della presentazione del consuntivo della Città tenutasi il 23 aprile 2026, pur trattandosi di un elemento non strutturale, esso resta rilevante per comprendere l’evoluzione dei conti pubblici e il posizionamento della città quale hub internazionale del trading.

Commento LCTA:

La Lugano Commodity Trading Association prende atto del contributo del settore alle entrate pubbliche recenti e ribadisce l’importanza di un quadro stabile e competitivo per sostenere il ruolo di Lugano quale hub internazionale di primo piano.

Per approfondire:

L’ennesima rimonta di Lugano: «La strada è giusta, ma non basta» (Corriere del Ticino, 23 aprile 2026)

Conti ribaltati, ma resta un elefante (da un miliardo) nella stanza (Ticinonline, 23 aprile 2026)



LCTA si congratula con ASPASI per il risultato ottenuto a favore di Lugano Airport, dopo la decisione del Consiglio nazionale di respingere il taglio dei contributi federali destinati agli aerodromi regionali.

Anche LCTA ha sostenuto questo impegno comune, riconoscendo l’importanza strategica dello scalo di Agno per l’economia ticinese. Maggiori informazioni nella news di ASPASI.

Comunicato stampa ASPASI del 03 marzo 2026: “Lugano Airport è salvo: il Nazionale boccia il taglio dei fondi”



In un anno segnato da frammentazione geopolitica, iper-regolamentazione e mutamenti di potere nella filiera globale, l’Assemblea generale annuale e la Commodity Roundtable di LCTA a Lugano hanno offerto uno sguardo schietto sulle forze che stanno ridisegnando il mondo del commercio di materie prime.

I leader del settore hanno analizzato un’economia globale al massimo dell’interdipendenza ma sempre più vulnerabile, hanno messo in guardia dai rischi di una trappola competitiva auto-inflitta in Europa e sottolineato come la vera leva geopolitica non sia più l’accesso alle commodity, bensì la capacità di trasformarle. Dal ruolo evolutivo della Svizzera come polo di stabilità, al lento progresso della digitalizzazione fino alla persistente centralità del dollaro, la tavola rotonda ha fotografato un settore che vive la (scarsa) volatilità e la lentezza dei cicli non come una rottura, ma come il nuovo ritmo operativo.

Dopo una sessione a porte chiuse dell’Assemblea Generale – durante la quale il Comitato esecutivo di LCTA è stato rafforzato con l’ingresso, approvato dall’Assemblea, di Laurence Debalme, Head of Commodity Trade Finance Metals & Petrochemicals di UBS Switzerland AG, in qualità di nuova rappresentante della Banca, la conferma dell’intero Board e la presentazione dei risultati del sondaggio interno svolto tra settembre e ottobre 2025 – la Commodity Roundtable di LCTA del 3 dicembre 2025 all’Hotel Splendide Royal di Lugano si è aperta con un taglio marcatamente riflessivo e strategico. Riunendo 130 partecipanti, l’evento ha intrecciato analisi geopolitiche di alto livello con osservazioni operative concrete, mettendo in luce la crescente complessità in cui operano oggi i trader di materie prime.

Quello che è emerso non è stato un convegno tradizionale, ma una conversazione tra professionisti che si muovono nel punto di intersezione tra mercati, geopolitica e regolamentazione. Il messaggio centrale scaturito dalla discussione è che l’economia globale si trova a un punto di svolta.

Con l’apertura commerciale che si attesta attorno al 60% del PIL mondiale, nel suo intervento introduttivo il presidente LCTA Matteo Somaini ha posto una domanda cruciale: stiamo assistendo al picco dell’interdipendenza globale o a un equilibrio fragile, esposto a shock geopolitici? In questo scenario, i trader non sono più meri intermediari neutrali; sono diventati veri e propri navigatori di sanzioni, asimmetrie regolatorie, interruzioni delle catene del valore e alleanze politiche in rapido mutamento.

Il ruolo della Svizzera è stato analizzato con particolare chiarezza. L’ambasciatrice Andrea Rauber Saxer, Capo della Divisione Relazioni economiche bilaterali della SECO e responsabile del SECO Commodities Network, ha sottolineato che, sebbene l’OMC governi ancora la maggior parte del commercio globale, la sua incapacità di adattarsi ha spinto molti Paesi verso soluzioni bilaterali e multilaterali. Per una Nazione come la Svizzera – storicamente ancorata a un quadro multilaterale stabile e a regole condivise – questa crescente frammentazione rappresenta un contesto complesso, tanto più in un momento in cui la rivalità strategica tra Stati Uniti e Cina ridisegna i mercati e trasforma i minerali critici in strumenti di leva geopolitica. I trader, ha osservato, si trovano “nel mezzo di questo grande gioco”. In risposta, la Svizzera ha rafforzato e diversificato le proprie partnership: aggiornando gli accordi bilaterali con l’UE e rafforzando le relazioni con India, Thailandia e Mercosur. In un mondo segnato da volatilità e fratture geopolitiche, la neutralità, la coerenza giuridica e l’affidabilità istituzionale diventano garanzie essenziali per industrie e operatori globali.

La riconfigurazione dei flussi di materie prime è stata il cuore del dibattito successivo. Moderato dal vicepresidente LCTA Roberto Grassi, il panel composto da Laurence Debalme (UBS Switzerland AG), Nikolay Litvinenko (Telf AG), Vincenzo Romeo (Nova Marine Carriers SA), Alberto Salsiccia (Petraco Oil Company SA), ha osservato che il commercio globale si comporta come l’acqua: trova sempre una via per aggirare gli ostacoli. La perdita delle esportazioni di grano ucraino, ad esempio, non ha paralizzato i mercati cerealicoli; ha semplicemente ridiretto l’offerta verso altri produttori, al prezzo di rotte più lunghe, noli più elevati e volatilità persistente. Per governi e consumatori, queste interruzioni sono destabilizzanti; per i trader, invece, la volatilità rappresenta opportunità.

La competitività europea e il peso della regolamentazione unilaterale hanno suscitato discussioni particolarmente schiette. I relatori hanno espresso preoccupazione per la crescente asimmetria normativa tra l’Europa e il resto del mondo. Strumenti di carbon pricing, obblighi di sostenibilità e requisiti settoriali riflettono l’ambizione politica europea, ma impongono costi non sostenuti dai concorrenti esteri. Questo squilibrio accelera la deindustrializzazione del continente senza produrre riduzioni significative delle emissioni globali. È emerso con forza che le politiche climatiche devono essere coordinate a livello internazionale; in caso contrario, l’Europa rischia di “risolvere” il problema delle emissioni esportando produzione e inquinamento.

Particolarmente incisiva è stata l’analisi del segmento midstream delle catene globali delle commodity: non è l’accesso alle materie prime a definire la leva geopolitica, bensì il controllo della capacità di trasformazione. Il cobalto estratto in Congo o il rame proveniente dal Cile possono essere acquistati sul mercato internazionale; il vero collo di bottiglia strategico risiede però nelle fasi di raffinazione, fusione e conversione chimica. A differenza di alcuni Paesi, l’Europa manca di capacità industriali midstream, ed è proprio in questo ambito che devono essere indirizzati gli investimenti. La conseguenza è chiara: nel settore delle materie prime, l’influenza geopolitica passa dagli impianti di lavorazione, non dai pozzi o dalle miniere. I relatori hanno sostenuto che il prossimo decennio di politica industriale dovrebbe concentrarsi meno sull’estrazione e più sulla riconquista delle capacità di trasformazione essenziali per le industrie tecnologiche.

Sul fronte valutario, vi è stato consenso nel ritenere che le discussioni sul declino del dollaro restino prevalentemente teoriche. Sanzioni e accordi bilaterali hanno favorito un maggiore utilizzo di valute alternative come yuan o dirham determinate rotte, ma si tratta di aggiustamenti tattici, non strutturali. Il dollaro continua a rappresentare l’ancora del pricing delle commodity, dei mercati finanziari e dei sistemi di gestione del rischio. Inoltre, un dollaro debole tende a favorire i trader, sostenendo prezzi più elevati delle materie prime e dunque maggiori ricavi. Il verdetto condiviso: oggi non esiste un’alternativa credibile al dollaro.

Sul fronte tecnologico, il quadro è composto da dinamismo e inerzia. L’intelligenza artificiale sta avanzando rapidamente in ambiti operativi come la manutenzione predittiva delle navi, il rilevamento di anomalie nei modelli di rischio e l’automazione dei processi di riconciliazione. Tuttavia, la digitalizzazione più ampia del commercio resta al palo: le polizze di carico elettroniche rappresentano ancora una quota marginale delle spedizioni globali. Banche, assicurazioni e autorità doganali continuano a privilegiare la documentazione cartacea per l’assenza di standard legali e tecnologici uniformi. Il settore delle commodity, nonostante scala e sofisticazione, resta quindi ancorato a sistemi analogici che sono cambiati poco nel corso dei decenni.

Oltre all’agenda ufficiale, la dimensione relazionale della tavola rotonda ha avuto un ruolo centrale. Davanti ai 130 partecipanti, le discussioni sono state schiette e spesso personali. I relatori hanno condiviso non solo dati e scenari, ma anche massime, lezioni professionali e riflessioni sulla gestione delle crisi. Un tema ricorrente: l’importanza delle relazioni. Come ricordato più volte durante l’evento, nei momenti di crisi bisogna già conoscere le persone in grado di risolverla.

La tavola rotonda si è conclusa con una valutazione sobria del mondo verso cui ci stiamo muovendo. I mercati delle materie prime entrano in un’epoca definita più dalla frammentazione che dall’integrazione, più dalla volatilità che dalla stabilità, e dove la capacità di trasformazione conta più dell’estrazione. Il ruolo della Svizzera come polo neutrale, prevedibile e sofisticato appare più prezioso che mai. Per le aziende presenti, la sfida non è ricostruire il mondo di ieri, ma adattarsi a un nuovo sistema in cui mutamenti geopolitici, divergenze regolatorie e trasformazione tecnologica saranno le forze economiche dominanti del prossimo decennio.


Rassegna fotografica



Per monitorare l’evoluzione del settore del commercio di materie prime e valutarne l’impatto economico complessivo, LCTA ha realizzato nell’autunno 2025 un sondaggio tra i propri membri, coinvolgendo esclusivamente società di trading. Nonostante le difficoltà affrontate sui mercati globali, dalla panoramica dettagliata delle performance del comparto nel periodo 2021-2023 emergono solidi fondamentali finanziari, mercati in continua evoluzione, forza lavoro in crescita e strutture occupazionali coerenti con la natura operativa del settore.

I risultati del sondaggio 2021–2023 effettuato tra le aziende associate dalla Lugano Commodity Trading Association (LCTA) confermano la solidità del settore nonostante le difficoltà globali. Oltre il 75% delle imprese mantiene il quartier generale in Ticino, consolidando Lugano come hub internazionale del trading e sottolineando l’importanza strategica del Cantone nella filiera globale delle commodities.

I ricavi delle aziende partecipanti hanno mostrato un aumento significativo nel 2022, seguito da una contrazione nel 2023, ma restano comunque superiori ai livelli del 2021, confermando una crescita complessiva positiva. La spesa salariale è aumentata negli ultimi due anni, riflettendo sia l’ampliamento dell’organico sia le performance aziendali, mentre, da una verifica con le Autorità cantonali, il gettito fiscale rappresenta oltre il 70% del totale settoriale consolidato (federale, cantonale e comunale), a testimonianza della rilevanza economica delle imprese aderenti.

L’occupazione continua a crescere, con i lavoratori frontalieri stabili intorno al 30% del totale, a conferma dell’integrazione del settore con il mercato del lavoro regionale e dell’attrattività del Ticino per talenti locali. La struttura del personale rimane orientata a posizioni operative e specialistiche, ma con un 25% di impiegati in ruoli manageriali che sono in leggera crescita. Le proiezioni stimano circa 1’000 equivalenti a tempo pieno (FTE) complessivi nel 2023 nelle sole società di trading, escludendo quindi i dipendenti di società di servizi correlate.

Dal punto di vista operativo, il comparto energetico ha mostrato dinamiche differenziate: petrolio e carburanti sono cresciuti costantemente, il GNL ha registrato un forte rimbalzo nel 2023, mentre gas e carbone hanno subito cali legati presumibilmente a fattori esogeni, come le restrizioni finanziarie e assicurative nei mercati europei per quel che riguarda il carbone. Anche i metalli evidenziano tendenze divergenti: i non ferrosi hanno più che raddoppiato il volume nel 2022 e si sono stabilizzati nel 2023, mentre i ferrosi mostrano una contrazione strutturale, in parte collegata alla riduzione dei flussi da Russia e Ucraina, storicamente importanti per gli operatori ticinesi. Altri segmenti di commodity hanno mostrato crescita nel 2022 e un moderato calo nel 2023, confermando la capacità del settore di orientarsi verso segmenti a maggiore rendimento o con maggiore potenziale di crescita.

Nel complesso, i dati delineano un settore maturo e resiliente, fortemente radicato nell’economia cantonale e capace di affrontare le sfide derivanti dalla competizione globale e dai rischi geopolitici. LCTA continuerà a investire nello sviluppo delle competenze e nell’attrattività del territorio per sostenere la competitività del Ticino a livello internazionale.

Lugano, 3 dicembre 2025

Per informazioni: Monica Zurfluh, Segretario generale LCTA, zurfluh@lcta.ch, M +41 79 220 40 71

La LCTA è un’associazione senza scopo di lucro con sede a Lugano fondata nel 2010. Conta oggi una cinquantina di associati, fra cui alcuni dei maggiori operatori del settore del commercio delle materie prime e del suo ecosistema: il Ticino è un importante centro mondiale per il commercio di metalli ferrosi e non, in primis oro e acciaio, nonché di carbone, coke, gas naturale ed elettricità

Documento



Il 2 ottobre 2025, la Camera di commercio e dell’industria del Ticino (Cc-Ti) e la Lugano Commodity Trading Association (LCTA) hanno accolto un pubblico qualificato di imprenditori, dirigenti e trader di materie prime presso Villa Principe Leopoldo a Lugano per un incontro esclusivo su Saudi Vision 2030, commercio globale e gestione del rischio. L’evento, organizzato in collaborazione con Allianz Trade e con la partecipazione della Saudi Exim Bank, si è svolto in un momento cruciale di incertezza economica senza precedenti – ma anche di storica opportunità.

Sul raffinato sfondo di Villa Principe Leopoldo, affacciata sul Lago di Lugano, l’incontro informativo ha unito visioni strategiche e spunti concreti, offrendo ai partecipanti strumenti operativi per affrontare uno dei mercati emergenti più dinamici al mondo.

L’evento si è aperto con l’intervento di Luca Albertoni, Direttore della Cc-Ti, che ha ribadito la missione della Camera: aiutare le imprese ticinesi e non solo ad “anticipare le tendenze internazionali, identificare le opportunità e mitigare i rischi” nell’espansione all’estero.

Incertezza e opportunità nel commercio globale

Il primo keynote è stato affidato ad Anil Berry, membro del Group Board of Management Commercial di Allianz Trade. Il suo messaggio è stato netto: l’economia globale sta attraversando una fase di incertezza eccezionalmente elevata. Le insolvenze, che solo pochi anni fa erano ai minimi storici, sono tornate a crescere a ritmi preoccupanti – e con una rapidità senza precedenti. Se in passato il fallimento di un’azienda richiedeva tre o quattro anni, oggi può avvenire in appena tre o quattro mesi.

Berry ha individuato diversi fattori strutturali: i colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento stanno ritardando la consegna delle merci in media di 30 giorni, mentre le tensioni tariffarie e le difficoltà di finanziamento gravano fortemente sulle imprese.

Eppure, in mezzo alla turbolenza, rimangono spazi di crescita. Le previsioni di crescita globale per il 2026 si attestano al 2,5%, con gli Stati Uniti in testa all’espansione di lungo periodo e il Medio Oriente – in particolare l’Arabia Saudita – emergente come regione strategica per gli investimenti. Allianz Trade, ha sottolineato Berry, svolge un ruolo cruciale in questo scenario, gestendo ogni anno 1’300 miliardi di euro di rischio e consentendo flussi commerciali per quasi 6’000 miliardi di euro.

La Vision 2030 saudita e il ruolo della Saudi Exim

Dall’analisi globale di Berry, l’attenzione si è spostata su un’opportunità specifica: la trasformazione economica dell’Arabia Saudita. Abeer AlHarbi, Senior Manager Credit Underwriting presso Saudi Exim Bank, ha presentato l’istituto come iniziativa strategica per l’assicurazione del credito all’esportazione nell’ambito del “Project Bridges”. Fondata nel 2020 per “rafforzare la competitività dell’economia saudita non petrolifera sui mercati globali”, la banca ha già reso possibili oltre 24 miliardi di dollari in soluzioni di finanziamento e assicurazione all’export verso più di 150 Paesi.

I numeri parlano da soli: con il 63% della popolazione sotto i 30 anni e un PIL cresciuto in media del 9% annuo dal 2016, l’Arabia Saudita si sta rapidamente affermando come hub industriale globale. Questo dividendo demografico, unito a massicci investimenti infrastrutturali, genera una domanda eccezionale di tecnologie, macchinari e competenze — settori in cui le aziende svizzere eccellono.

AlHarbi ha posto l’accento su “Project Bridges” (“Jusoor” in arabo), una collaborazione pionieristica di riassicurazione con Allianz Trade. L’iniziativa non è concepita come strumento difensivo, bensì come leva per ampliare la capacità di finanziamento delle imprese saudite e dei loro partner globali, facilitando l’ingresso delle aziende svizzere ed europee sul mercato saudita.

Ha spiegato che il programma contribuisce direttamente alla Vision 2030, perseguendo quattro obiettivi:

  • Stimolare la crescita industriale – sostenendo l’importazione di macchinari e tecnologie avanzate per accrescere la produttività locale.
  • Mettere in sicurezza le catene di fornitura – garantendo flussi affidabili di materie prime e macchinari da oltre 70 Paesi.
  • Sbloccare il potenziale export – consentendo ai produttori sauditi di accedere con fiducia a nuovi mercati internazionali.
  • Favorire gli investimenti esteri – offrendo soluzioni assicurative solide che riducono i rischi di ingresso per i partner stranieri.

Far funzionare i “Bridges”: indicazioni pratiche

La presentazione conclusiva è stata affidata a William Whittington, Regional Head di Allianz Trade.
Il suo intervento ha reso accessibili al pubblico gli aspetti tecnici di “Bridges”. Ha descritto un processo concepito per essere il più semplice possibile: gli esportatori o le loro banche presentano le richieste tramite i canali consueti di Allianz Trade; in seguito, Allianz e Saudi Exim effettuano valutazioni indipendenti sul credito e screening ESG/KYC. Una volta approvati, i clienti beneficiano di limiti non cancellabili e di una maggiore capacità assicurativa — fino a 100 milioni di dollari per singolo acquirente saudita, con termini di finanziamento che possono estendersi fino a sette anni.

Whittington ha condiviso anche un caso concreto che ha colpito i partecipanti: un trader di materie prime che, grazie a “Bridges”, ha ottenuto un limite assicurativo sette volte superiore a quello normalmente disponibile per una transazione saudita.

Questa espansione drastica della capacità ha trasformato una cauta operazione pilota in una partnership strategica. La flessibilità, ha sottolineato, non è riservata alle grandi imprese: anche le PMI possono beneficiarne, senza alcuna soglia minima di transazione.

Un cauto ottimismo — e una via chiara da seguire

Le discussioni hanno restituito un quadro sfaccettato. Da un lato, la fragilità dell’economia globale resta evidente, con l’aumento delle insolvenze, condizioni di finanziamento più rigide e crisi geopolitiche che aggiungono ulteriori complessità. Dall’altro, strumenti innovativi come la partnership Allianz–Saudi Exim stanno già trasformando il modo in cui le imprese affrontano il commercio in mercati volatili.

Alla chiusura dell’evento, a prevalere è stato un cauto ottimismo. Per le imprese svizzere orientate all’internazionalizzazione, la Vision 2030 saudita e gli strumenti presentati – dalle soluzioni globali di gestione del rischio di Allianz Trade agli strumenti di finanziamento e assicurazione della Saudi Exim – rappresentano non semplici opportunità teoriche, ma ponti concreti verso nuovi mercati.

Il messaggio è stato chiaro: in un’epoca di incertezza, le aziende che prospereranno saranno quelle capaci di unire visione ambiziosa e gestione accorta del rischio. Gli strumenti esistono. Il mercato è pronto. La domanda, per gli imprenditori ticinesi, non è più se esplorare le opportunità saudite — ma quando iniziare.



L’edizione 2025 della Global Commodities Conference – l’evento di punta della Lugano Commodity Trading Association – si è svolta il 23 e 24 giugno presso l’iconico LAC di Lugano. Oltre 200 leader e professionisti del settore si sono riuniti per due intense giornate di dibattiti ricchi di spunti, dedicati all’analisi del mutevole panorama geopolitico e del suo profondo impatto sui mercati finanziari e sul commercio delle materie prime.

La conferenza di quest’anno è stata sostenuta da un prestigioso gruppo di sponsor: Fidinam Group Holding come Platinum Sponsor; Axion SWISS Bank come Dinner Sponsor; Banca Zarattini, Sirius Energy e Telf come Gold Sponsors; e Cornèr Banca, Filhet-Allard Maritime e London Metal Exchange come Silver Sponsors. L’evento si è svolto sotto il patrocinio della Città di Lugano e con il supporto di partner istituzionali quali la Camera di Commercio e dell’Industria del Canton Ticino (Cc-Ti), SUISSENÉGOCE e la Zug Commodity Association, ed è stato amplificato da una partnership mediatica con il Corriere del Ticino.

Cerimonia di consegna dei diplomi – Certified Commodity Trading Specialist Diploma

La conferenza si è aperta con la cerimonia di consegna dei diplomi alla seconda edizione del programma formativo Certified Commodity Trading Specialist, conclusosi nel gennaio 2025. Quindici dei diciassette diplomati sono stati premiati sul palco dal presidente della LCTA Matteo Somaini e da Cristina Campana di Alma Impact: Zoran Anastasov, Brando Berti, Andrea Crespi Bel’skij, Andrea Brambilla, Gabriella D’Aleo, Ievgeniia Dmukh, Alessio Figliolia, William Kucera, Svitlana Lomatschinsky, Riccardo Maffi, Lorenza Michelini, Stefano Negri, Kaveh Nicjoo, Massimiliano Zanetti e Ilenia Zendri (assenti: Raùl Blanco Cañeque e Meltem Meshur).

Alessio Figliolia ha ricevuto il Best Student Award dal co-fondatore e presidente di Alma Impact, Alberto Stival.

Conversazione a tu per tu con Sergio Ermotti

Uno dei momenti più significativi è stato il fireside chat con Sergio P. Ermotti, CEO del gruppo UBS. Ermotti ha conversato con il vicepresidente di LCTA, Roberto Grassi, e con il pubblico su temi di grande attualità, tra cui le prospettive economiche globali e l’integrazione in corso di Credit Suisse, che sta procedendo con successo. Al di fuori della Svizzera, la grande maggioranza dei clienti è già stata trasferita e, entro la fine del primo trimestre del 2026, anche quelli con sede in Svizzera completeranno la migrazione.

Ermotti ha evidenziato la notevole resilienza dei mercati finanziari nonostante gli shock geopolitici, sottolineando come i mercati si siano mantenuti sorprendentemente stabili alla luce degli eventi recenti. In merito alla presunta crisi del dollaro, ha osservato come manchino alternative concrete, a causa dei vincoli strutturali e politici che pesano sulle altre principali valute e mercati dei capitali.

Parlando di commercio, Ermotti ha espresso un cauto ottimismo riguardo a futuri accordi tra Stati Uniti, Europa (compresa la Svizzera) e altre regioni, prevedendo un’evoluzione verso il regionalismo, piuttosto che una piena de-globalizzazione. Quest’ultima, ha sottolineato, comporterebbe una forte contrazione dell’economia globale.

Ha infine ribadito la posizione di UBS sugli aggiornamenti proposti dal Consiglio federale alle normative bancarie “too big to fail”, avvertendo che un aumento dei requisiti patrimoniali comporta costi più elevati e limita la capacità di erogare credito. Ha concluso ricordando che, in ultima analisi, la fiducia rappresenta il vero capitale del sistema bancario.

Complessità geopolitica e resilienza del settore

Matteo Somaini, presidente della LCTA, ha aperto la seconda giornata della Global Commodities Conference 2025 riconoscendo la necessità, per le aziende del settore, di adattare il proprio modello di business a un contesto caratterizzato da protezionismo, incertezza e frammentazione globale. Ha sottolineato come i partner strategici, come le banche, affrontino sfide proprie e si adattino a ritmi diversi.

Somaini ha accolto con favore il gruppo eterogeneo di esperti presenti, evidenziando la crescente rilevanza strategica delle economie mediorientali e il ruolo sempre più marginale dell’Europa nei dibattiti globali. Ha infine riconosciuto l’impatto degli attuali sconvolgimenti geopolitici, sottolineando come questi temi siano divenuti centrali nell’attuale scenario internazionale.

Cina e l’economia globale

In un keynote coinvolgente, la professoressa Keyu Jin (HKUST Business School e Harvard) ha illustrato il ruolo in evoluzione della Cina nell’economia globale. In un contesto caratterizzato da crescente frammentazione commerciale e tensioni con gli Stati Uniti, Jin ha descritto una Cina impegnata in una strategia di “ricalibrazione”: rafforzare l’autosufficienza mantenendo al contempo un’apertura selettiva verso i mercati internazionali.

Pur proteggendo il proprio modello economico e l’indipendenza politica, la Cina sta gradualmente aprendo settori come la finanza e i servizi alle iniziative private. A livello interno, Jin ha riconosciuto le sfide strutturali – crisi del settore immobiliare, consumi contenuti, disuguaglianze regionali – ma ha evidenziato il dinamismo delle nuove generazioni, maggiormente connesse a livello globale, come possibile motore di cambiamento.

Nel campo tecnologico, ha osservato come le restrizioni esterne (ad esempio i controlli alle esportazioni imposti dagli USA) abbiano stimolato un maggiore investimento interno in innovazione, con l’obiettivo di conquistare la leadership nei settori emergenti.

Il suo intervento ha sottolineato il percorso di trasformazione misurata della Cina, finalizzato a gestire le turbolenze, ridefinire gli scambi commerciali e avanzare nello sviluppo tecnologico.

Scosse geopolitiche e incertezza strategica: un mondo sull’orlo del cambiamento

Nel suo keynote, Emily Harding (Center for Strategic and International Studies, CSIS), ha riflettuto sui recenti sconvolgimenti geopolitici – dagli sviluppi in Iran ai nuovi equilibri globali – come segnali di un cambiamento più ampio dell’ordine internazionale.

Ha descritto come potenze quali Russia, Cina e Stati Uniti stiano plasmando il contesto globale attraverso approcci sempre più transazionali e assertivi. La politica americana sotto Trump, ha spiegato, è caratterizzata da un “disaccoppiamento strategico” dalla Cina nei settori critici, guidato dalla volontà di rafforzare la resilienza interna e ridurre le dipendenze. Questa strategia si inserisce in una visione populista che valorizza la sovranità economica, mette in discussione i meccanismi multilaterali e punta sul consenso interno.

Harding ha affrontato anche le tensioni interne agli Stati Uniti – inflazione, disuguaglianze, sfiducia nelle istituzioni – e l’impatto accelerato di tecnologie come l’intelligenza artificiale e la biotecnologia. Ha concluso con cauto ottimismo: pur in un contesto politico instabile, l’innovazione tecnologica e la ricerca di stabilità da parte del settore privato potrebbero contribuire a orientare il sistema verso una nuova sostenibilità, a patto che la governance riesca a tenere il passo.

La certezza dell’incertezza: il futuro turbolento della politica e dell’economia globali

Nel suo keynote, l’economista e autore Alan Friedman ha descritto il clima geopolitico ed economico attuale come caratterizzato da un’incertezza persistente, alimentata da leadership imprevedibili, politiche volatili e dall’ascesa globale del populismo.

Ha definito l’approccio del presidente Trump come protezionista ed erratico, esprimendo preoccupazioni sugli effetti destabilizzanti dei dazi commerciali. Ha invece sottolineato la maggiore coerenza strategica della Cina, soprattutto nella gestione delle relazioni internazionali e nella pianificazione economica.

Friedman ha evidenziato la crescente frammentazione della politica globale, i legami più stretti tra regimi autoritari e l’instabilità politica negli Stati Uniti. Ha messo in guardia contro i rischi della deglobalizzazione, i mutamenti negli assetti commerciali e l’incertezza sulla solidità a lungo termine del dollaro, suggerendo che l’Europa potrebbe emergere come un’area più attrattiva per gli investimenti.

Concludendo, ha tracciato un parallelismo storico con il periodo interbellico, avvertendo che l’attuale ondata di populismo e polarizzazione potrebbe minacciare le istituzioni democratiche e la stabilità globale. Ha invitato a mantenere alta la vigilanza nel navigare un mondo sempre più imprevedibile.

Tavola rotonda degli esperti: energia, rivalità USA-Cina e intelligenza artificiale

Moderato da James May (DITH), il panel ha visto la partecipazione di Emily Harding (CSIS), Alan Friedman, Mattia Giussani (Sirius Energy) e Nikolai Litvinenko (Telf), che hanno affrontato i temi più urgenti dell’attuale contesto geopolitico ed economico.

Il dibattito è partito dagli sforzi dell’Europa per rafforzare l’indipendenza energetica in risposta alle recenti crisi globali, con i relatori che hanno sottolineato il ruolo chiave delle rinnovabili e dell’innovazione per garantire la sicurezza a lungo termine.

Successivamente, l’attenzione si è spostata sulla competizione strategica tra Stati Uniti e Cina, in particolare nel contesto della manifattura e del controllo delle filiere delle energie rinnovabili. Nonostante le sfide, i relatori hanno concordato sul fatto che investimenti mirati e riforme politiche potrebbero aiutare gli Stati Uniti a rafforzare la propria posizione.

Ampio spazio è stato dato all’intelligenza artificiale, discutendone l’impatto dirompente in settori come l’energia e la finanza, i rischi legati alla sicurezza informatica e le preoccupazioni per un possibile utilizzo bellico. La sessione si è conclusa con un appello condiviso per una maggiore cooperazione internazionale e un rinnovato impegno diplomatico, strumenti fondamentali per gestire l’incertezza e sostenere la stabilità globale.


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Con effetto dal 4 giugno 2025, gli Stati Uniti hanno aumentato dal 25% al 50% i dazi aggiuntivi sulle importazioni di acciaio, alluminio e prodotti derivati, applicando la nuova aliquota a tutte le merci sdoganate o ritirate da deposito per il consumo sul mercato statunitense.

Questa misura è stata formalizzata con il Proclama presidenziale del 3 giugno. Le voci doganali interessate sono elencate nella List of Aluminum HTS subject to Section 232 e nella List of Steel HTS subject to Section 232.

Eccezioni e tariffe specifiche

I prodotti in acciaio o alluminio e loro derivati provenienti dal Regno Unito mantengono un dazio ridotto al 25% fino al 9 luglio 2025.

Ai prodotti contenenti alluminio primario fuso o colato in Russia, o importati direttamente dalla Russia, si applica un dazio del 200% sul valore totale (di fatto, il commercio di tali prodotti da parte di aziende svizzere ed europee è reso impossibile dalle sanzioni in vigore, in particolare dal 16° pacchetto sanzionatorio).

Calcolo su base parziale

Dal 4 giugno 2025, il dazio del 50% si applica solo sulla quota di alluminio o acciaio contenuta nel prodotto. La parte restante è soggetta ad eventuali dazi reciproci (10% fino al 9 luglio, poi si applica il dazio reciproco fissato per ogni singolo Paese).

Obblighi di dichiarazione

Gli importatori devono comunicare i codici ISO dei Paesi in cui l’alluminio è stato:

  • fuso primariamente (prima fusione),
  • fuso secondariamente (da materiale riciclato),
  • colato (trasformato in forma solida).

A partire dal 28 giugno 2025, se l’informazione relativa al Paese di fusione e colata non è disponibile, è obbligatorio indicare il codice “UN”, con conseguente classificazione sotto le voci HTS 9903.85.67 o 9903.85.68 e applicazione di un dazio del 200% pari a quello previsto per l’alluminio di origine russa.

Per l’importazione di acciaio e derivati, gli importatori devono indicare sia il Paese di fusione e colata (codice ISO) che il codice di applicabilità (“applicability code”), come segue:

  • per i prodotti in acciaio: indicare il paese dove l’acciaio è stato originariamente fuso e colato
  • per i derivati: indicare il paese dove l’acciaio è stato fuso oppure “OTH” (altri) sconosciuto.

Altre disposizioni

Per i dazi imposti ai sensi della Sezione 232 non è previsto alcun rimborso (drawback).

Il dazio del 50% si applica in aggiunta ad altri eventuali oneri doganali (ad es. dazi antidumping), ma non si cumula con i dazi reciproci.

Le regole di applicazione cumulativa sono state aggiornate per evitare sovrapposizioni. La nuova sequenza (o gerarchia) di applicazione dei vari tipi di dazi è stata ridefinita come segue:

  • dazi su autoveicoli e componenti: 25%
  • dazi su acciaio e alluminio: 50%
  • dazi IEEPA per Canada e Messico: in generale 25%, 10% per determinati prodotti

Questa nuova priorità implica che i metalli provenienti da Canada e Messico siano ora soggetti all’intera aliquota del 50%, senza riduzioni.

Per facilitare una corretta classificazione tariffaria, l’U.S. Customs and Border Protection (CBP) ha pubblicato le seguenti istruzioni operative:

La comunicazione CSMS #65236574 fornisce invece chiarimenti sull’applicazione cumulativa dei dazi e sulla corretta sequenza di imposizione.

Altri documenti utili

President Donald J. Trump Increases Section 232 Tariffs on Steel and Aluminum

Proclamation of June 3, 2025 Adjusting Iports of Aluminum and Steel into the United States

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