Il 23 settembre, la Segretaria Generale di LCTA Monica Zurfluh ha accolto a Lugano Bryan Peng, Executive Director, e Frenda Cheung, Chief Manager (Fintech), dell’Office for Attracting Strategic Enterprises (OASES) di Hong Kong, per un incontro dedicato agli sviluppi nel commodity trading e alle possibili aree di collaborazione.

L’incontro ha offerto l’occasione di approfondire i piani di Hong Kong per rafforzare il proprio ruolo quale hub internazionale per il trading di oro e materie prime, nonché le attività di OASES volte ad attrarre e sostenere imprese strategiche. Un’attenzione particolare è stata dedicata all’ecosistema ticinese del commodity trading e alle opportunità per favorire contatti commerciali e scambi di informazioni tra i due mercati.

Il dialogo avviato ha posto le basi per ulteriori scambi tra LCTA e OASES e per valutare possibili iniziative di interesse per i membri di LCTA.



Un passo avanti verso il ripristino del collegamento aereo tra Lugano e Ginevra: il Consiglio degli Stati ha approvato una deroga mirata al divieto di cabotaggio nell’ambito della revisione della Legge federale sulla navigazione aerea.

La soluzione trae origine da un’iniziativa parlamentare del consigliere agli Stati Fabio Regazzi, successivamente integrata nella revisione della legge. LCTA, insieme ad altre associazioni economiche e turistiche della Svizzera italiana, ha sottoscritto la presa di posizione promossa da ASPASI (Associazione Passeggeri e Aeroporti della Svizzera italiana) a sostegno della deroga e del ripristino del collegamento aereo tra Lugano e Ginevra.

Ginevra e Lugano sono tradizionalmente riconosciute come la seconda e la terza piazza finanziaria svizzera e, rispettivamente, la prima e la terza piazza svizzera del commercio di materie prime. Per LCTA, un collegamento diretto rafforzerebbe gli scambi e le relazioni professionali tra le due piazze, sostenendo la competitività del settore in Ticino.

Il dossier passa ora al Consiglio nazionale, chiamato a pronunciarsi sulla conferma della deroga.

Maggiori informazioni nel comunicato stampa di ASPASI: LUGANO-GINEVRA un altro passo verso il collegamento aereo – ASPASI (16.09.2026)



Dal 1° ottobre 2026 entreranno in applicazione nell’Unione europea nuovi obblighi documentali relativi al Paese di fusione e colata (melt and pour) dell’acciaio importato.

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963, pubblicato il 31 agosto 2026, definisce infatti le prove che gli importatori dovranno fornire a sostegno di tale dichiarazione.

Le disposizioni completano il quadro introdotto dal Regolamento (UE) 2026/1384 e rispondono all’obiettivo di rafforzare la tracciabilità dei prodotti siderurgici importati nell’UE e la conoscenza della relativa catena di approvvigionamento.

Per gli operatori, il nuovo adempimento assume soprattutto una dimensione documentale: occorrerà comprovare il Paese di fusione e colata attraverso le prove previste dal Regolamento e fornire il relativo numero di colata (heat number).

Quali importazioni sono interessate?

Sono interessate le importazioni nell’UE dei prodotti appartenenti alle categorie indicate nell’Allegato I del Regolamento (UE) 2026/1384.

Il documento principale: il Mill Test Certificate

Al momento dell’importazione, l’importatore deve fornire un Mill Test Certificate (MTC) – indicato come “certificato del produttore” nella versione italiana del Regolamento – contenente due informazioni:

  • il Paese di fusione e colata;
  • il numero di colata (heat number) dell’acciaio importato.

Il Regolamento riconosce che il MTC non è un documento armonizzato né è stato specificamente concepito per comprovare il Paese di fusione e colata. La Commissione lo considera tuttavia il documento più ampiamente riconosciuto come mezzo principale per dimostrare tale informazione e ne richiede pertanto la presentazione, ove disponibile.

MTC e documentazione alternativa: cosa prevede il Regolamento?

Sul piano documentale possono quindi presentarsi tre situazioni:

1. Il MTC contiene entrambe le informazioni richieste

Se il Mill Test Certificate riporta sia il Paese di fusione e colata sia il numero di colata, costituisce il documento di riferimento previsto dal Regolamento.

2. Il MTC è disponibile, ma manca una delle informazioni

Se il certificato non contiene il Paese di fusione e colata oppure il numero di colata, le autorità doganali possono prendere in considerazione documentazione complementare, purché contenga l’informazione mancante.

Possono essere utilizzati:

  • fatture;
  • bolle di consegna;
  • certificati di qualità e clausole di ordini di acquisto o contratti eseguiti;
  • dichiarazioni a lungo termine dei fornitori;
  • documenti di contabilità analitica e di produzione;
  • documenti doganali del Paese esportatore;
  • corrispondenza commerciale;
  • descrizioni di prodotto.

3. Il MTC non può essere fornito

Per questa situazione è prevista una disciplina transitoria.

Dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2027, se il Mill Test Certificate non può essere fornito, gli stessi documenti possono essere considerati dalle autorità doganali anche come prove a sé stanti.

In questo caso, però, devono contenere entrambe le informazioni richieste: Paese di fusione e colata e numero di colata.

Il regime transitorio fino al 30 settembre 2027

La fase transitoria è stata prevista per consentire agli operatori economici di adeguare progressivamente le proprie pratiche per la fornitura delle informazioni sul Paese di fusione e colata.

Dal 1° ottobre 2027, sulla base delle disposizioni attualmente previste, gli altri documenti potranno continuare a essere utilizzati per integrare un MTC incompleto, ma non opererà più la disposizione transitoria che ne consente l’utilizzo come prova autonoma in assenza del certificato.

La Commissione precisa, comunque, che l’elenco delle prove sarà oggetto di riesame e potrà essere adeguato in futuro.

Attenzione alle verifiche doganali

Il ricorso alla documentazione alternativa può avere anche conseguenze sui tempi dell’operazione.

Quando il Paese di fusione e colata viene comprovato attraverso i documenti complementari o, durante il periodo transitorio, attraverso prove alternative al MTC, le autorità doganali effettuano controlli documentali sulle informazioni e sulle prove giustificative presentate.

La Commissione segnala inoltre che, qualora l’importatore non sia in grado di fornire il certificato del produttore e ricorra agli altri mezzi di prova ammessi, la verifica della loro accuratezza può ritardare l’accesso al contingente tariffario pertinente fino al completamento dei controlli.

Il Paese di fusione e colata deve essere dichiarato mediante gli appositi codici documento TARIC.

Le conseguenze della mancata dichiarazione

Il Paese di fusione e colata deve essere dichiarato e supportato da adeguate prove verificabili secondo quanto previsto dal Regolamento. In caso contrario, l’importazione viene rifiutata dalle autorità doganali.



Dal 1° gennaio 2027 il Regno Unito introdurrà il proprio meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (UK Carbon Border Adjustment Mechanism, UK CBAM), applicando un prezzo alle emissioni incorporate in determinati prodotti particolarmente energivori.

Il principio alla base del meccanismo è quello di ridurre il rischio di carbon leakage, ossia lo spostamento della produzione – e delle relative emissioni – verso Paesi nei quali le politiche climatiche comportano costi inferiori. I prodotti importati interessati saranno quindi sottoposti a un costo del carbonio comparabile a quello sostenuto dai produttori britannici.

Quali prodotti rientrano nel UK CBAM?

Il meccanismo riguarderà prodotti appartenenti a cinque settori: alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno, ferro e acciaio.

L’ambito di applicazione sarà determinato sulla base dei codici doganali dei prodotti. Sono previste alcune esclusioni e fattispecie particolari, ad esempio per determinati rottami e, a specifiche condizioni, per merci introdotte in ammissione temporanea con esenzione totale dai dazi. Il Regno Unito ha inoltre scelto di non includere inizialmente il vetro e la ceramica, settori che erano stati considerati nelle precedenti consultazioni.

Per le aziende esportatrici sarà quindi fondamentale verificare se il codice doganale dei propri prodotti rientra nell’elenco UK CBAM.

Chi paga?

L’UK CBAM è strutturato come un’imposta e sarà amministrato da HM Revenue & Customs (HMRC), l’autorità fiscale e doganale del Regno Unito.

In linea generale, il responsabile degli obblighi previsti dal meccanismo è l’importatore delle merci interessate.Quando è richiesta una dichiarazione doganale, è considerato importatore il soggetto in nome del quale è presentata oppure, se la dichiarazione è effettuata per conto di un’altra persona, quest’ultima. Nei casi in cui non siano dovuti dazi doganali o non sia richiesta una dichiarazione, occorrerà invece individuare chi importa le merci nel Regno Unito per proprio conto.

Chi soddisfa le condizioni previste dovrà registrarsi presso l’HMRC, conservare la documentazione relativa alle importazioni soggette al CBAM, presentare le relative dichiarazioni e versare l’imposta dovuta.

Per l’esportatore svizzero, il fatto di non essere direttamente responsabile dell’imposta non significa essere estraneo al meccanismo: l’importatore britannico avrà infatti bisogno di informazioni sulle merci e, soprattutto, sulle relative emissioni incorporate, per determinare correttamente l’importo dovuto.

Particolare attenzione dovrà quindi essere prestata anche alle condizioni di vendita e alla ripartizione delle responsabilità contrattuali. Qualora l’esportatore svizzero assuma anche il ruolo di importatore nel Regno Unito – circostanza che può verificarsi, ad esempio, in determinate forniture Delivered Duty Paid (DDP) – dovrà valutare direttamente gli eventuali obblighi derivanti dall’UK CBAM.

La soglia di GBP 50’000: come funziona

Il sistema britannico prevede un obbligo di registrazione al CBAM quando il valore dei beni interessati raggiunge la soglia prevista. La soglia di registrazione è fissata a GBP 50’000 di beni importati nell’arco di un periodo di 12 mesi, ma non si tratta di un semplice limite annuale.

Il suo superamento deve infatti essere verificato secondo due criteri distinti:

  • criterio prospettico: dal 1° gennaio 2027 occorrerà verificare se, nei successivi 30 giorni, si prevede di importare beni CBAM per un valore pari o superiore a GBP 50’000;
  • criterio retrospettivo: il primo giorno di ogni mese occorrerà verificare se il valore complessivo dei beni CBAM importati nei 12 mesi precedenti ha raggiunto o superato GBP 50’000. Nel primo anno di applicazione saranno considerate unicamente le importazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2027.

Qualora sia soddisfatto anche uno solo dei due criteri, sorge l’obbligo di registrazione.

Si tratta di un aspetto rilevante anche per gli esportatori svizzeri: ai fini della registrazione non assume rilievo il valore della singola spedizione, bensì il valore complessivo delle importazioni di beni CBAM effettuate dal medesimo soggetto. Anche forniture di importo contenuto possono quindi concorrere al superamento della soglia.

Emissioni effettive o valori standard

Il costo CBAM dipenderà dalle emissioni incorporate nei prodotti importati.

Per determinarle sarà possibile utilizzare due modalità: i dati relativi alle emissioni effettive oppure i valori standard (default emissions values) stabiliti dalle autorità britanniche.

L’utilizzo delle emissioni effettive richiederà dati conformi alle metodologie previste e, ove richiesto, corredati della verifica da parte di un verificatore qualificato secondo gli standard applicabili.

È in questo contesto che il coinvolgimento dei produttori esteri assume particolare rilevanza. L’importatore britannico difficilmente dispone, infatti, delle informazioni necessarie sulle emissioni generate durante la produzione di un bene acquistato in Svizzera e dovrà pertanto ottenerle dal produttore e, in determinati casi, anche dagli operatori a monte della catena di fornitura.

Per le aziende svizzere interessate può quindi essere opportuno verificare già nel corso del 2026 quali dati sulle emissioni siano disponibili, come vengano raccolti e se possano essere utilizzati nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa britannica.

Quanto costerà l’UK CBAM?

L’aliquota CBAM sarà determinata in funzione del prezzo del carbonio nel Regno Unito, con riferimento all’UK Emissions Trading Scheme (UK ETS).

Nel calcolo sarà considerata anche l’assegnazione gratuita di quote di emissione ai produttori britannici, così che l’onere applicato alle importazioni rifletta il costo del carbonio effettivamente sostenuto dalla produzione nazionale.

Le aliquote CBAM saranno determinate per settore e pubblicate dal governo britannico all’inizio di ogni trimestre a partire dal 1° gennaio 2027.Nell’autunno 2026 sarà inoltre pubblicato un primo esempio illustrativo del calcolo dell’aliquota CBAM.

L’importo del CBAM dovuto per una determinata importazione dipenderà dall’aliquota vigente nel settore interessato e dalle emissioni incorporate attribuite alla merce.

E se il carbonio è già stato pagato all’estero?

Il sistema britannico prevede un meccanismo di Carbon Price Relief, volto a tenere conto del prezzo del carbonio già pagato sulle emissioni incorporate nei beni importati.

Il principio è particolarmente rilevante per le merci provenienti da Paesi nei quali è già in vigore un sistema di carbon pricing: alle condizioni previste, il prezzo del carbonio già pagato all’origine potrà essere considerato nella determinazione dell’importo dovuto nel Regno Unito.

Le autorità britanniche hanno pubblicato una  prima lista dei sistemi esteri di carbon pricing riconosciuti (qualifying carbon pricing schemes) ai fini del Carbon Price Relief. La lista comprende sistemi applicati in diverse giurisdizioni ed è destinata a essere aggiornata con la valutazione di ulteriori sistemi.

Non si tratterà tuttavia di un riconoscimento automatico. Sarà necessario verificare che il prezzo del carbonio sia stato effettivamente pagato nell’ambito di un sistema di carbon pricing che soddisfi i requisiti previsti dalla normativa britannica e disporre della documentazione richiesta. Le autorità britanniche hanno inoltre previsto specifiche procedure di verifica delle informazioni relative a tale prezzo. Per le aziende svizzere diventerà quindi importante non soltanto conoscere le emissioni incorporate nei propri prodotti, ma anche essere in grado di documentare gli eventuali prezzi del carbonio già pagati lungo la catena produttiva.

UK CBAM e CBAM UE: stesso obiettivo, regole diverse

Per le imprese che esportano sia verso l’Unione europea sia verso il Regno Unito, uno degli aspetti più importanti sarà evitare di considerare i due CBAM come un unico sistema.

L’obiettivo di fondo è analogo, ma l’architettura dei due meccanismi presenta differenze significative.

Il sistema europeo si basa sull’acquisto e sulla restituzione di certificati CBAM da parte del dichiarante autorizzato; quello britannico è invece concepito come un’imposta amministrata da HMRC.

Differiscono anche le soglie di applicazione: nel Regno Unito il riferimento è il valore dei beni CBAM, con la soglia di GBP 50’000 e i due test sopra descritti; nell’UE, dopo le recenti semplificazioni, il regime de minimis è basato su una soglia di 50 tonnellate di massa netta per importatore e per anno, con esclusioni specifiche, ad esempio per idrogeno ed elettricità.

Vi sono inoltre differenze nell’ambito dei prodotti interessati, nella determinazione del prezzo del carbonio, nei valori standard e nelle modalità amministrative.

Il lavoro già svolto per il CBAM europeo può certamente rappresentare una base utile – soprattutto per quanto riguarda la conoscenza della supply chain e la raccolta dei dati sulle emissioni – ma non elimina la necessità di controllare separatamente i requisiti britannici.

Il 2027 non è lontano, i dati vanno preparati

L’entrata in vigore è fissata al 1° gennaio 2027 e, a differenza dell’Unione europea, il Regno Unito non ha previsto una fase transitoria pluriennale dedicata esclusivamente al reporting.

Il primo periodo contabile coprirà l’intero 2027. La prima dichiarazione e il relativo pagamento dovranno essere effettuati entro il 31 maggio 2028; dal 2028 i periodi contabili diventeranno trimestrali.

Per gli esportatori svizzeri, il lavoro preparatorio dovrebbe quindi iniziare prima dell’entrata in vigore.

In particolare, è opportuno considerare i seguenti aspetti:

  • i codici doganali dei prodotti esportati nel Regno Unito e la loro eventuale inclusione nel CBAM;
  • chi assume il ruolo di importatore e quali obblighi ricadranno sulle parti coinvolte;
  • il valore dei flussi commerciali interessati e la possibile rilevanza della soglia di GBP 50’000;
  • la disponibilità di dati sulle emissioni incorporate e la possibilità di documentarli secondo i requisiti britannici;
  • l’eventuale prezzo del carbonio già sostenuto e la documentazione necessaria per beneficiare del relativo relief;
  • le clausole contrattuali e le procedure di scambio delle informazioni con clienti, fornitori e altri operatori della supply chain.

Il CBAM britannico non rappresenta quindi soltanto un nuovo adempimento per gli importatori del Regno Unito. Per le aziende svizzere interessate introduce un nuovo flusso informativo lungo la catena di fornitura e rende sempre più importante conoscere e documentare l’impronta carbonica dei prodotti commercializzati sui mercati internazionali.

Link utili

Carbon border adjustment mechanism (CBAM): Policy Summary – GOV.UK

Articolo pubblicato originariamente su www.cc-ti.ch, 13 agosto 2026 e aggiornato il 27 agosto 2026.


© Duferco


di Matteo Somaini, Presidente LCTA

Ci sono persone che costruiscono aziende. E poi ci sono quelle, molto più rare, che costruiscono ecosistemi. Bruno Bolfo apparteneva alla seconda categoria.

Quando si pensa a Lugano, l’immaginazione corre spesso alle banche, al lago, alla calma elegante di una città che sembra aver fatto della discrezione uno stile di vita. Eppure, per oltre quarant’anni, da queste rive apparentemente tranquille sono passate immense correnti di acciaio, energia, merci e capitali diretti ai quattro angoli del pianeta. Dietro molte di quelle rotte c’era la visione di un uomo che preferiva i fatti alle dichiarazioni e i risultati ai riflettori.

Bruno Bolfo ha fatto qualcosa che sembrava quasi impossibile: trasformare una città di provincia in uno dei punti di riferimento del commodity trading internazionale. Non con proclami altisonanti, ma con il metodo più antico e più efficace del mondo imprenditoriale: lavorare, rischiare, costruire.

Le origini della sua avventura imprenditoriale affondano nel Brasile del 1979, ma è a Lugano che il progetto ha trovato il suo centro di gravità. Da qui Duferco ha iniziato a tessere una rete globale capace di collegare mercati, industrie e continenti. Una multinazionale nata sulle sponde del Ceresio sembrava un paradosso. In realtà era una scommessa. E Bolfo l’ha vinta.

La sua intuizione fu comprendere prima di molti altri che il valore di una città non dipende soltanto dalle sue dimensioni, ma dalla qualità delle competenze che riesce ad attrarre e sviluppare. Così Lugano è diventata una piattaforma internazionale dove il sapere finanziario svizzero si è incontrato con il dinamismo dei mercati globali.

Ma la vera eredità di Bolfo non è contenuta nei bilanci di Duferco. È nelle persone.

Le grandi imprese lasciano edifici. Le più grandi lasciano scuole. Duferco è stata una scuola. Nel tempo ha formato generazioni di professionisti che hanno imparato a leggere i mercati, gestire i rischi, organizzare la logistica globale, negoziare in contesti sempre più complessi. Molti di loro hanno poi preso strade autonome, fondando nuove realtà e contribuendo a creare quella che oggi viene definita la “galassia” del trading luganese.

È un fenomeno che ricorda i vecchi maestri artigiani: l’allievo entra in bottega e un giorno apre la propria. Con una differenza. Qui la bottega non produceva mobili o orologi, ma competenze destinate a muovere milioni di tonnellate di merci e miliardi di euro di scambi.

Da questo nucleo originario sono nate società specializzate nell’energia, nel gas, nell’elettricità, nella logistica e nei servizi collegati. Alcune hanno raggiunto posizioni di primo piano nei rispettivi settori. Tutte portano, in qualche misura, il segno di quel modello imprenditoriale fondato su pragmatismo, velocità decisionale e capacità di adattamento. L’impatto sull’economia ticinese è stato profondo. Centinaia di posti di lavoro qualificati, un indotto che coinvolge professionisti, studi legali, revisori, banche e operatori logistici. Ma soprattutto una reputazione internazionale costruita nel tempo e consolidata giorno dopo giorno.

Oggi il commercio globale attraversa una stagione complessa, attraversata da tensioni geopolitiche, trasformazioni energetiche e nuove regole. In questo scenario, la scomparsa di Bruno Bolfo rappresenta la fine di una stagione. Non perché venga meno ciò che ha costruito, ma perché scompare uno di quei protagonisti che riescono a lasciare un’impronta riconoscibile sul destino di un territorio.

Lugano perde il suo patriarca del trading. Perde un imprenditore che ha sempre preferito agire lontano dai riflettori. Ma conserva qualcosa di più duraturo della presenza di un singolo uomo: una cultura d’impresa, una rete di competenze e una vocazione internazionale che continuano a generare valore. In fondo, il vero lascito di Bruno Bolfo non è una società né un settore economico. È l’idea che anche una città affacciata su un lago possa diventare una finestra aperta sul mondo, se qualcuno ha il coraggio di immaginarla così. E poi di lavorare una vita intera per renderla reale.

Pubblicato originariamente sul Corriere del Ticino, 22 luglio 2026.



In qualità di evento di punta della Lugano Commodity Trading Association (LCTA), la Global Commodities Conference (GCC) si è affermata come uno dei principali forum di dialogo dedicati alle forze che stanno plasmando i mercati internazionali delle materie prime. Svoltasi presso il LAC Lugano Arte e Cultura il 22 e 23 giugno 2026, la GCC 2026 ha riunito oltre 200 rappresentanti di alto livello provenienti da istituzioni governative, diplomazia, mondo accademico e industria per analizzare come gli sviluppi geopolitici, tecnologici e finanziari stiano ridefinendo il panorama del commodity trading.

La realizzazione della GCC 2026 è stata resa possibile grazie al prezioso sostegno dei suoi sponsor e partner: Fidinam Group Holding SA e Banca Zarattini & Co. hanno partecipato come Gold Sponsor, affiancati da Cornèr Banca SA, Sirius Energy SA, TELF AG e Valcambi SA in qualità di Silver Sponsor, mentre Axion SWISS Bank ha sostenuto la serata inaugurale come Dinner Sponsor. Organizzata sotto il patrocinio della Città di Lugano, la conferenza ha inoltre beneficiato del supporto dei partner istituzionali Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino (Cc-Ti), SUISSENÉGOCE e Zug Commodity Association (ZCA).

Questa retrospettiva ripercorre i principali temi emersi nel corso della GCC 2026.
Un messaggio è emerso con particolare chiarezza: il commodity trading è entrato in una nuova era.

Tensioni geopolitiche, interruzioni delle catene di approvvigionamento, sanzioni, competizione tecnologica e incertezza monetaria vengono spesso analizzate come fenomeni separati. Dalla GCC 2026 è invece emersa una lettura diversa: considerate nel loro insieme, esse riflettono una più ampia trasformazione dell’ordine economico internazionale, nella quale geopolitica, finanza, tecnologia e politica industriale risultano sempre più interdipendenti.

La globalizzazione non sta scomparendo. Il commercio internazionale continua a collegare economie, imprese e società in tutto il mondo. Ciò che sta cambiando è il contesto nel quale esso si sviluppa. Accanto all’efficienza, oggi sono la resilienza, la sicurezza economica, l’affidabilità delle partnership e la capacità di adattamento strategico a definire l’ambiente economico internazionale.

I capitoli che seguono ripercorrono la conferenza attraverso questa chiave di lettura, seguendo il filo conduttore che va dal ruolo della Svizzera in un mondo in trasformazione all’evoluzione geopolitica dei mercati delle materie prime, fino ai cambiamenti dell’architettura finanziaria che sostiene il commercio globale.

Gettare le basi

La GCC 2026 si è aperta con due momenti complementari dedicati al futuro del commodity trading. Il primo ha celebrato la nuova generazione di professionisti del settore attraverso la cerimonia di consegna dei diplomi del Certified Commodity Trading Specialist (CCTS); il secondo ha approfondito il ruolo della Svizzera quale piazza internazionale del commercio riconosciuta per la propria affidabilità. Insieme, questi due appuntamenti hanno posto le basi per le discussioni sviluppatesi durante la giornata principale della conferenza.

Investire nel futuro

La GCC 2026 si è aperta celebrando i nuovi diplomati del programma Certified Commodity Trading Specialist (CCTS), riaffermando l’impegno di lungo periodo di LCTA a favore della formazione e dello sviluppo professionale.
La classe diplomata comprendeva Mattia Baratti, Giacomo Cagliani, Giacomo Cazzaniga, Emma Fogagnolo, Stefan Jovanovic, Irina Lyashenko, Marko Markovic e Talia Noémie Odjou. Nel corso della cerimonia è stato inoltre conferito a Marko Markovic il riconoscimento di Best Student dell’edizione CCTS 2025. Pur non avendo potuto partecipare personalmente alla cerimonia, il suo eccellente risultato accademico è stato comunque celebrato nel corso della serata.

Più che una semplice cerimonia di diploma, l’evento ha riaffermato la convinzione di LCTA secondo cui la competitività di lungo periodo del settore del commodity trading dipende, in ultima analisi, dalle persone. In un contesto in cui i mercati sono sempre più interconnessi e gli ambienti economici sempre più complessi, competenze professionali, conoscenze interdisciplinari e formazione continua rappresentano veri e propri asset strategici.

Nel corso degli anni, il programma CCTS è diventato l’iniziativa formativa di punta di LCTA. Realizzato in collaborazione con ALMA Impact, il corso fornisce ai professionisti le conoscenze interdisciplinari e le competenze pratiche necessarie per operare con successo nell’attuale contesto del commercio internazionale delle materie prime, sempre più complesso.

Aprire la GCC 2026 con la cerimonia di diploma ha quindi trasmesso un messaggio chiaro: prima di discutere del futuro dei mercati globali delle materie prime, la conferenza ha voluto rendere omaggio a coloro che contribuiranno a plasmarlo.

La Svizzera in un mondo che cambia

La serata inaugurale è proseguita con una conversazione tra la Segretaria di Stato Hélène Budliger Artieda e Roberto Grassi, Vicepresidente di LCTA, dedicata al ruolo della Svizzera in un contesto internazionale sempre più caratterizzato da tensioni geopolitiche, sicurezza economica e competizione strategica.

Il confronto ha evidenziato come la competitività della Svizzera si fondi su una combinazione di stabilità politica, certezza del diritto, affidabilità istituzionale e apertura al commercio internazionale. In un periodo segnato da incertezza geopolitica e da un contesto economico in rapida evoluzione, questi punti di forza hanno acquisito un valore ancora maggiore, ma non possono essere dati per scontati. Mantenere l’attrattività della Svizzera richiede investimenti nell’innovazione, nello sviluppo dei talenti e in politiche economiche solide, accompagnati da un costante impegno a favore della cooperazione internazionale.

Uno dei temi centrali della discussione è stato quello della neutralità. Piuttosto che rappresentare una forma di isolamento, essa è stata descritta come un quadro di riferimento che consente alla Svizzera di mantenere un dialogo aperto con un’ampia gamma di partner internazionali, salvaguardando al contempo la propria credibilità, il rispetto dello Stato di diritto e l’applicazione coerente degli obblighi internazionali, comprese le sanzioni.

Per il settore del commodity trading, queste caratteristiche rivestono un’importanza particolare. Le imprese che operano in molteplici giurisdizioni fanno affidamento su istituzioni stabili, su una regolamentazione trasparente e su un sistema giuridico affidabile per gestire operazioni internazionali sempre più complesse. In questo contesto, la prevedibilità è diventata un autentico vantaggio competitivo.

Aprendo la GCC 2026 con questa conversazione, LCTA ha voluto collocare il ruolo della Svizzera all’interno della più ampia trasformazione del commercio mondiale, prima di approfondire le dinamiche geopolitiche e finanziarie sviluppate nel corso della giornata principale della conferenza. Il dibattito ha ricordato come, in un mondo sempre più incerto, la fiducia continui a rappresentare uno degli asset strategici più preziosi della Svizzera.

Dalle sfide globali alle decisioni d’impresa

La giornata principale della conferenza si è aperta con gli interventi di benvenuto di Matteo Somaini, Presidente di LCTA, e di Michele Foletti, Sindaco di Lugano.

Nel suo intervento, Somaini ha sottolineato il valore del dialogo tra istituzioni, mondo accademico e industria per affrontare un contesto internazionale sempre più complesso, nel quale la geografia non è più determinata esclusivamente dalla prossimità fisica e gli operatori economici agiscono come nodi di una rete globale altamente interconnessa, mettendo così in discussione il concetto tradizionale di “regione”.

Foletti ha invece ribadito il sostegno della Città di Lugano al settore del commodity trading, riconoscendone il ruolo di uno dei principali poli europei del commercio di materie prime.

Sviluppando i temi introdotti durante la serata inaugurale, la conferenza ha quindi ampliato la propria prospettiva, passando dal ruolo della Svizzera nel sistema commerciale globale alle più ampie trasformazioni geopolitiche e finanziarie che stanno ridefinendo i mercati delle materie prime.
In questo contesto ha preso avvio la prima sessione tematica dedicata alla Geopolitica delle risorse.

La geopolitica delle risorse

La prima sessione tematica della GCC 2026 ha riunito l’Ambasciatore Ettore Francesco Sequi, già Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, insieme ai panelist Alessandro Fossati (Gamma Trade SA), Alberto Salsiccia (Petraco Oil Company SA), Prof. Fabrizio Vismara (Università dell’Insubria) e Mickael Butikofer (Trafigura). La sessione, moderata da Dmitry Dvoretskiy (DITH), ha analizzato l’impatto di un contesto geopolitico in rapida evoluzione sui mercati delle materie prime e sui modelli di business delle imprese.

Dalle discussioni è emerso un messaggio centrale: le tensioni geopolitiche odierne non devono essere interpretate come una successione di crisi indipendenti. Esse rappresentano piuttosto le manifestazioni di una trasformazione più profonda dell’ordine internazionale. Competizione strategica, sicurezza economica e politica industriale influenzano sempre più decisioni che in passato erano guidate prevalentemente dalle dinamiche di mercato.

Energia, metalli industriali, prodotti agricoli e minerali critici hanno ormai assunto una valenza strategica che va oltre la tradizionale logica della domanda e dell’offerta. Essi incidono direttamente sulla competitività industriale, sulla leadership tecnologica e sulla resilienza delle economie nazionali. Di conseguenza, i mercati delle materie prime si collocano oggi all’intersezione tra economia, politica estera e sicurezza.

Oggi il vantaggio competitivo va ben oltre il semplice accesso alle risorse naturali. A fare la differenza è sempre più la capacità di raffinarle, trasportarle, finanziarle e integrarle in ecosistemi industriali resilienti. Capacità di trasformazione, infrastrutture logistiche, rotte marittime e catene di approvvigionamento affidabili hanno quindi assunto un’importanza strategica pari a quella delle risorse stesse.

Questa evoluzione è particolarmente evidente nelle tecnologie che alimentano l’economia globale. L’intelligenza artificiale, le infrastrutture digitali e la transizione energetica dipendono tutte da un approvvigionamento sicuro di energia elettrica, minerali critici, capacità manifatturiera avanzata e reti di trasporto affidabili. L’innovazione tecnologica, anziché ridurre l’importanza delle materie prime, ne sta rafforzando il valore strategico.

Per le imprese attive nel commodity trading, questi sviluppi hanno conseguenze molto concrete. Le decisioni commerciali non possono più basarsi esclusivamente su prezzi, domanda e offerta. Richiedono sempre più una comprensione approfondita delle dinamiche geopolitiche, dei regimi sanzionatori, dell’evoluzione normativa, dei vincoli infrastrutturali e delle trasformazioni nelle relazioni commerciali internazionali.

La tavola rotonda ha completato il keynote speech traducendo queste dinamiche geopolitiche nella realtà operativa quotidiana delle società di commodity trading. Il confronto ha ribadito l’importanza della resilienza, della diversificazione e di una visione strategica di lungo periodo in un contesto economico sempre più complesso.

I partecipanti hanno concordato sul fatto che questo scenario non rappresenti la fine della globalizzazione. Esso segna piuttosto l’inizio di una nuova fase, nella quale la resilienza si affianca all’efficienza, la diversificazione rafforza le catene di approvvigionamento e le partnership affidabili assumono un ruolo sempre più centrale. Il commercio internazionale rimane globale, ma il contesto nel quale opera è diventato decisamente più articolato.

La sessione si è conclusa con un messaggio chiaro: il commodity trading non è più plasmato esclusivamente dalle dinamiche di mercato. È sempre più influenzato dall’interazione tra geopolitica, tecnologia, finanza e regolamentazione. Comprendere queste dinamiche non costituisce più soltanto un vantaggio competitivo: è diventato un elemento essenziale per operare con successo nell’economia globale contemporanea.

Frammentazione monetaria

La seconda sessione tematica della GCC 2026 ha spostato l’attenzione sui sistemi finanziari che sostengono il commercio internazionale. Guidata dal Professor Angelo Ranaldo, con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato anche François Broussard (ING), Giulio Macciocchi (DXT Commodities SA) e Fabio Baglio (Tether), e moderata da Dimitri Loringett (Corriere del Ticino), la sessione ha analizzato come i cambiamenti geopolitici stiano influenzando le valute, i mercati finanziari e le transazioni transfrontaliere.

Un messaggio è emerso con particolare chiarezza: finanza e geopolitica sono ormai inscindibili.
In un contesto in cui i governi ricorrono sempre più frequentemente a sanzioni, politiche industriali e misure volte a rafforzare la sicurezza economica, i mercati finanziari si stanno adattando a un ambiente internazionale sempre più frammentato. Sebbene il sistema monetario globale abbia dimostrato una notevole capacità di resilienza, il quadro nel quale opera è diventato significativamente più complesso.

La sessione ha evidenziato come il rischio valutario non possa più essere ricondotto esclusivamente alle oscillazioni dei tassi di cambio. Liquidità, condizioni di finanziamento, infrastrutture di pagamento, utilizzo strategico delle valute e sviluppi normativi rappresentano oggi elementi altrettanto rilevanti per le imprese che operano in molteplici giurisdizioni. Per le società di commodity trading, una gestione efficace del rischio finanziario va ormai ben oltre la semplice copertura del rischio di cambio.

Un altro tema centrale del dibattito è stato quello dell’innovazione. Asset digitali, stablecoin e nuove tecnologie di pagamento stanno creando nuove opportunità per rendere più efficienti le transazioni internazionali, aprendo al contempo nuove riflessioni in materia di regolamentazione, fiducia nei mercati e stabilità finanziaria. Più che sostituire la finanza tradizionale, queste innovazioni si stanno sviluppando parallelamente ai sistemi bancari consolidati, ampliando la gamma degli strumenti a disposizione delle imprese attive sui mercati internazionali.

La tavola rotonda ha approfondito il modo in cui tali evoluzioni stanno già incidendo sulle pratiche operative delle aziende. Gestire il rischio finanziario richiede oggi una visione più ampia, che integri competenze di mercato con una solida comprensione della liquidità, della compliance, delle tecnologie e della resilienza dei sistemi di pagamento. Come già emerso nella sessione dedicata alla geopolitica, anche gli aspetti finanziari stanno assumendo un ruolo sempre più strategico, cessando di essere considerati meri elementi operativi.

La sessione si è conclusa ribadendo uno dei messaggi trasversali dell’intera conferenza: il futuro del commodity trading non sarà determinato da una singola tendenza, bensì dalla crescente interazione tra geopolitica, finanza, tecnologia e regolamentazione. Le imprese in grado di comprendere queste interdipendenze saranno meglio attrezzate per affrontare un mercato globale sempre più dinamico.

Uno sguardo al futuro

La GCC 2026 ha dimostrato che il commodity trading è entrato in una nuova era.
I mercati continuano a rappresentare il cuore del commercio internazionale delle materie prime, ma non operano più in modo indipendente rispetto alla geopolitica, alla finanza, alla tecnologia o alla regolamentazione. Le decisioni commerciali richiedono oggi un insieme di competenze più ampio e una conoscenza approfondita degli sviluppi politici, dei regimi sanzionatori, delle politiche industriali, delle infrastrutture finanziarie, della cybersicurezza, della sostenibilità e della cooperazione internazionale.

Per le imprese del settore, questa crescente complessità rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. La capacità di interpretare il cambiamento, anticipare i rischi e adattare le proprie strategie di business è diventata importante quanto la competenza commerciale stessa. Resilienza, partnership affidabili e visione di lungo periodo si affiancano oggi all’efficienza tra gli elementi che contraddistinguono le organizzazioni di maggior successo.

Questa evoluzione conferma inoltre l’importanza di investire nelle persone. Nel corso della GCC 2026 è emerso con forza un tema ricorrente: il futuro del settore dipenderà non soltanto dai mercati o dalla tecnologia, ma soprattutto da professionisti capaci di collegare discipline diverse, interpretare gli sviluppi globali e assumere decisioni consapevoli in un contesto sempre più interconnesso.

Per la Svizzera, questi cambiamenti rappresentano anche una nuova opportunità. Stabilità politica, certezza del diritto, apertura al commercio internazionale e solidità delle istituzioni continuano a costituire punti di forza fondamentali, offrendo alle imprese una base solida dalla quale affrontare un’economia globale sempre più dinamica.

In qualità di evento di riferimento di LCTA, la GCC 2026 ha dimostrato ancora una volta il valore di riunire responsabili politici, accademici e rappresentanti dell’industria per favorire lo scambio di prospettive, mettere in discussione convinzioni consolidate e promuovere un dialogo costruttivo. In un mondo in cui la complessità sta diventando la nuova normalità, questo dialogo non è semplicemente utile: è indispensabile.

La conferenza si è conclusa, ma le riflessioni che ha generato sono destinate a proseguire. Con l’evoluzione dei mercati delle materie prime, continuerà a evolversi anche il ruolo di chi vi opera. Comprendere il cambiamento, cogliere le opportunità offerte dall’innovazione e costruire partnership solide e durature saranno fattori decisivi per il futuro del commodity trading. La GCC continuerà a offrire uno spazio di confronto privilegiato per accompagnare questa evoluzione.


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Prosegue fino al 9 luglio 2026 la consultazione sul controprogetto indiretto del Consiglio federale all’iniziativa popolare «Per imprese responsabili – per la tutela dell’essere umano e dell’ambiente» (RBI II). La procedura, avviata il 2 aprile scorso, prevede l’introduzione di nuove disposizioni in materia di rendicontazione della sostenibilità, dovere di diligenza e responsabilità delle imprese.

La proposta si inserisce nel contesto della crescente attenzione internazionale verso i temi ESG e richiama diversi sviluppi normativi dell’Unione europea, in particolare la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D).

Per le imprese svizzere attive sui mercati internazionali – comprese società di commodity trading, esportatori, gruppi industriali, istituti finanziari e multinazionali – il progetto potrebbe comportare importanti implicazioni operative, giuridiche e di compliance.

Un nuovo quadro normativo

Il progetto di Legge federale sulla governance aziendale sostenibile mira a disciplinare in maniera organica gli obblighi di rendicontazione della sostenibilità e il dovere di diligenza in materia di diritti umani e tutela dell’ambiente.

Secondo la documentazione posta in consultazione, le nuove disposizioni si applicherebbero principalmente alle grandi imprese e ai gruppi societari che superano determinate soglie dimensionali. La maggior parte delle PMI resterebbe al di fuori del campo di applicazione diretto della normativa, pur potendo essere interessata indirettamente attraverso richieste di informazioni e obblighi derivanti dalle catene di fornitura.

Tra gli elementi principali figurano:

  • obblighi di rendicontazione su aspetti ambientali, sociali, di governance e diritti umani;
  • requisiti di dovuta diligenza relativi agli impatti ambientali e ai diritti umani lungo le attività aziendali e le catene del valore;
  • verifica esterna delle informazioni di sostenibilità;
  • disposizioni in materia di responsabilità civile;
  • istituzione di un’autorità di vigilanza dedicata.

Le principali questioni sollevate dalle associazioni economiche

Diverse associazioni economiche hanno già presentato le proprie osservazioni nell’ambito della consultazione. Tra queste figura anche SUISSENÉGOCE, l’associazione mantello del settore svizzero del commercio di materie prime.

Tra i temi che hanno attirato maggiore attenzione vi sono in particolare la responsabilità civile, i nuovi obblighi di rendicontazione, la creazione e i poteri della futura autorità di vigilanza e gli effetti sulle catene del valore internazionali.

Responsabilità civile

Il progetto introduce specifici meccanismi di responsabilità civile in caso di violazione degli obblighi di diligenza.

Secondo le osservazioni presentate da SUISSENÉGOCE, alcuni aspetti della proposta potrebbero comportare un aumento dell’incertezza giuridica per le imprese attive a livello internazionale. Tra gli elementi citati figurano l’estensione, in determinati casi, dei termini di prescrizione da 10 a 20 anni, nonché questioni legate all’onere della prova e alla gestione di eventuali danni verificatisi all’estero.

Rendicontazione della sostenibilità

La proposta prevede un ampliamento degli obblighi di rendicontazione e l’introduzione di verifiche esterne delle informazioni pubblicate.

Secondo diverse associazioni economiche, l’estensione dei requisiti di assurance potrebbe tradursi in costi di revisione più elevati e in procedure di compliance più complesse rispetto a quelle previste in altri ordinamenti.

Anche le tempistiche di pubblicazione delle informazioni di sostenibilità potrebbero comportare ulteriori esigenze organizzative per le imprese interessate.

Autorità di vigilanza e sanzioni

Il progetto prevede la creazione di una nuova autorità federale incaricata di monitorare il rispetto della normativa.

Tra i poteri previsti figurano la possibilità di richiedere informazioni, svolgere indagini, adottare misure correttive e infliggere sanzioni. In alcuni casi, le sanzioni potrebbero essere calcolate sulla base del fatturato aziendale.

Questo aspetto è stato oggetto di particolare attenzione da parte di alcuni settori economici, tra cui il commodity trading, caratterizzato da elevati volumi di attività e margini generalmente contenuti.

Effetti lungo le catene del valore internazionali

Gli obblighi di diligenza previsti dal progetto potrebbero estendersi anche a rapporti con fornitori, filiali e partner commerciali situati al di fuori della Svizzera.

Di conseguenza, le nuove disposizioni potrebbero avere ripercussioni lungo l’intera catena del valore internazionale e interessare numerosi partner commerciali della Svizzera, inclusi Paesi con i quali sono in vigore accordi di libero scambio.

Allineamento con il quadro europeo

Pur ispirandosi alla normativa europea, il progetto svizzero interviene in un contesto nel quale l’attuazione della CS3D all’interno dell’Unione europea è ancora in corso e diversi aspetti applicativi devono essere definiti.

Nelle proprie prese di posizione, SUISSENÉGOCE e altre associazioni economiche hanno evidenziato che alcune disposizioni del progetto potrebbero risultare più estese rispetto agli attuali requisiti europei, con possibili ripercussioni sui costi di compliance e sulle condizioni concorrenziali delle imprese svizzere.

Le associazioni ricordano inoltre che le direttive europee CSRD e CS3D non rientrano negli accordi Bilaterali III negoziati tra Svizzera e Unione europea e che il loro recepimento nel diritto svizzero non costituisce pertanto un obbligo giuridico derivante dagli accordi bilaterali.

Una questione rilevante per la piazza economica svizzera

La Svizzera ospita uno dei principali hub mondiali del commercio di materie prime, oltre a numerose imprese esportatrici, gruppi industriali, istituti finanziari e fornitori di servizi attivi a livello internazionale.

Per questi settori, il dibattito riguarda non soltanto gli obiettivi di sostenibilità perseguiti dal legislatore, ma anche il mantenimento di condizioni quadro competitive e prevedibili per le imprese che operano sui mercati globali.

Di concerto con SUISSENÉGOCE, anche LCTA ha avviato contatti con diversi interlocutori istituzionali ticinesi, tra cui la Camera di commercio, industria, artigianato e servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) e le autorità cantonali, per sensibilizzare circa le possibili implicazioni che il progetto potrebbe avere per le società di commodity trading, gli esportatori e l’economia svizzera più in generale.

Le imprese, le associazioni economiche e gli altri portatori d’interesse hanno tempo fino al 9 luglio 2026 per presentare le proprie osservazioni nell’ambito della procedura di consultazione.



Nella seduta del 27 maggio 2026, il Consiglio federale ha adottato un pacchetto di misure volto a rafforzare la navigazione marittima svizzera, con l’obiettivo di rafforzare l’attrattività della bandiera svizzera e di adeguare il quadro normativo alle evoluzioni del settore.

Le misure si inseriscono nel processo di revisione complessiva della legislazione marittima e nel più ampio pacchetto federale per la competitività dell’economia svizzera.

Per la Svizzera, importante hub internazionale del commodity trading e dei servizi legati allo shipping, la qualità del quadro normativo marittimo riveste un ruolo rilevante per la competitività della piazza economica.

Revisione legislativa: riduzione degli oneri dopo il superamento delle fideiussioni

Una componente centrale della riforma riguarda la modifica della legge federale sulla navigazione marittima sotto bandiera svizzera, con l’obiettivo di eliminare disposizioni divenute obsolete.

Il Consiglio federale propone in particolare di abrogare le basi legali legate alle fideiussioni federali per le navi d’alto mare, non più concesse dalla fine del 2016 e ritenute non più giustificate alla luce del loro limitato contributo all’approvvigionamento del Paese.

In questo contesto, la revisione prevede la soppressione di requisiti di capitale minimo, l’alleggerimento degli obblighi di revisione e la riduzione di alcuni ostacoli amministrativi legati alla rinuncia alla bandiera svizzera.

La razionalizzazione normativa mira a ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e a rendere il quadro giuridico più coerente con le attuali pratiche operative del settore marittimo internazionale.

Modifiche d’ordinanza: maggiore flessibilità operativa per gli operatori

Parallelamente alla revisione legislativa, il Consiglio federale introduce modifiche a livello di ordinanza destinate a entrare in vigore nel breve termine.

Una modifica di rilievo riguarda i criteri per battere bandiera svizzera. Finora, la registrazione era limitata a navi di proprietà di società svizzere e gestite da armatori svizzeri. In futuro, un armatore con sede in Svizzera potrà iscrivere una nave nel registro svizzero anche qualora la società proprietaria abbia sede all’estero.

Questa evoluzione tiene conto delle dinamiche del settore e mira a facilitare strutture di leasing e finanziamenti bancari internazionali.

Per gli operatori dello shipping, la misura introduce una maggiore flessibilità nella strutturazione di operazioni internazionali di leasing e finanziamento, contribuendo al contempo a rafforzare la competitività dell’ecosistema svizzero del commercio marittimo e del trade finance.

Riconoscimento della polizza di carico elettronica

Le modifiche d’ordinanza intervengono anche sul piano della digitalizzazione del commercio marittimo.

Il Consiglio federale precisa che la polizza di carico – documento centrale nel trasporto marittimo delle merci – può essere gestita anche in forma elettronica (electronic bill of lading).

Per il settore del commodity trading e del trade finance, tale evoluzione assume particolare rilevanza, in quanto incide direttamente sulla gestione documentale delle operazioni e sulla possibilità di digitalizzazione dei processi lungo la supply chain.

Entrata in vigore e sviluppi futuri

Le modifiche introdotte si articolano su due livelli temporali distinti.

Le disposizioni a livello di ordinanza – in particolare quelle relative ai requisiti per la bandiera svizzera e alla gestione elettronica dei documenti – sono destinate a entrare in vigore il 1° luglio 2026.

La revisione della legge federale sulla navigazione marittima, che include l’abrogazione delle disposizioni legate alle fideiussioni federali e la semplificazione del quadro regolatorio, dovrà invece seguire il consueto iter parlamentare prima di poter entrare in vigore. Nel loro insieme, le misure si inseriscono in un processo di revisione più ampio della normativa marittima svizzera, con l’obiettivo di rafforzare nel lungo periodo l’affidabilità e l’attrattività della bandiera svizzera nel contesto internazionale.

Fonte:
Consiglio federale, comunicato stampa del 27.05.2026 | Il Consiglio federale vuole rafforzare la navigazione marittima svizzera



Il diritto svizzero prevede attualmente un divieto di cabotaggio che, salvo eccezioni limitate, preclude alle compagnie aeree straniere l’operatività sulle rotte nazionali svizzere.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa parlamentare 25.447 «Garantire collegamenti efficienti. Adeguamento della legge sulla navigazione aerea» del consigliere agli Stati ticinese Fabio Regazzi, anche dal consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa e dai rappresentanti ginevrini al Consiglio degli Stati. Il testo propone una modifica dell’articolo 32 della Legge federale sulla navigazione aerea (LNA) affinché, a determinate condizioni, anche compagnie con sede nell’UE o nell’AELS possano operare collegamenti interni in concessione in Svizzera.

La proposta mira in particolare a favorire collegamenti più efficienti tra Lugano e Ginevra, due importanti centri economici e finanziari del Paese, nonché piazze rilevanti per il commercio internazionale e il commercio di materie prime. Attualmente, i collegamenti terrestri tra le due città richiedono oltre cinque ore di percorrenza.

Lo scorso 22 maggio, la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio degli Stati (CTT-S) ha proceduto all’esame preliminare dell’iniziativa e, con 7 voti contro 3 e 2 astensioni, ne ha sostenuto il seguito parlamentare. Il dossier passerà ora alla commissione omologa del Consiglio nazionale.

L’iniziativa non propone un’abolizione generale del divieto di cabotaggio, bensì l’introduzione di deroghe mirate nei casi in cui «l’esigenza di trasporto non può essere soddisfatta altrimenti in modo equivalente». Le condizioni concrete dovrebbero successivamente essere definite dal Consiglio federale.

Il dossier richiama più in generale il tema della connettività del Ticino con gli altri centri economici svizzeri, particolarmente rilevante per settori internazionali quali il commercio di materie prime, il trade finance e i servizi collegati.



Il contributo del settore del commodity trading ha inciso in modo significativo sulle entrate recenti della Città di Lugano.

Come emerso in occasione della presentazione del consuntivo della Città tenutasi il 23 aprile 2026, pur trattandosi di un elemento non strutturale, esso resta rilevante per comprendere l’evoluzione dei conti pubblici e il posizionamento della città quale hub internazionale del trading.

Commento LCTA:

La Lugano Commodity Trading Association prende atto del contributo del settore alle entrate pubbliche recenti e ribadisce l’importanza di un quadro stabile e competitivo per sostenere il ruolo di Lugano quale hub internazionale di primo piano.

Per approfondire:

L’ennesima rimonta di Lugano: «La strada è giusta, ma non basta» (Corriere del Ticino, 23 aprile 2026)

Conti ribaltati, ma resta un elefante (da un miliardo) nella stanza (Ticinonline, 23 aprile 2026)

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