Riciclaggio di denaro: pubblicata la terza valutazione nazionale dei rischi

La terza valutazione nazionale dei rischi aggiorna l’analisi del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo in Svizzera, considerando anche le vulnerabilità legate al commercio internazionale di materie prime.
Il 14 ottobre 2026 è stata pubblicata la terza Valutazione nazionale dei rischi (National Risk Assessment – NRA), elaborata dal Gruppo di coordinamento interdipartimentale per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e della proliferazione (GCRF), di cui il Consiglio federale ha preso atto nella stessa data.
Il rapporto ufficiale aggiorna le precedenti valutazioni del 2015 e del 2021 ed esamina le principali minacce, le vulnerabilità del sistema economico e finanziario svizzero e l’efficacia delle misure di prevenzione e controllo. Il quadro dei rischi rimane in prevalenza stabile, pur in presenza di nuove vulnerabilità legate a criptovalute, tecnofinanza e sviluppi geopolitici. Il rischio strutturale di riciclaggio per la Svizzera resta elevato, con la criminalità organizzata, la corruzione e i reati patrimoniali e fiscali che continuano a rappresentare le principali categorie di reati preliminari. Il rapporto esamina inoltre i rischi connessi al commercio internazionale di materie prime, con particolare attenzione al finanziamento delle operazioni commerciali.
Il commodity trading nell’analisi dei rischi
Il rapporto riconosce il peso economico del settore, che comprende, oltre al trading, servizi quali logistica, trade finance, ispezione e controllo. Secondo i dati riportati, tratti dall’Ufficio federale di statistica, operano nel settore circa 950 imprese con oltre 10’000 addetti, per un valore aggiunto stimato di 19,2 miliardi di franchi nel 2024, pari al 2,3% del totale dell’economia svizzera. La dimensione internazionale delle attività, la complessità delle catene commerciali e il coinvolgimento di numerose controparti e giurisdizioni costituiscono elementi rilevanti nella valutazione dei rischi.
Per il commodity trade finance, ossia il finanziamento delle operazioni commerciali in materie prime, il rapporto rileva un rischio intrinseco accresciuto di riciclaggio. Tra i fattori che lo aggravano figurano la provenienza di una quota significativa delle merci da Paesi con elevati rischi di corruzione, la dipendenza da imprese statali o a esse collegate e la necessità di autorizzazioni o licenze rilasciate da autorità governative. Questi fattori possono aumentare l’esposizione delle operazioni a rischi di corruzione, rendendo particolarmente rilevanti l’identificazione delle controparti, la comprensione della struttura delle transazioni e la verifica della relativa documentazione.
Trade-based money laundering e misure di mitigazione
Il rapporto affronta anche le vulnerabilità legate al trade-based money laundering (TBML), ossia all’utilizzo di operazioni commerciali per occultare o trasferire fondi di origine illecita. Tra le modalità attraverso le quali le transazioni commerciali possono essere utilizzate a fini di riciclaggio figurano la sovrafatturazione o sottofatturazione delle merci, le spedizioni fittizie, la fatturazione multipla e le descrizioni inesatte dei beni.
Il rapporto distingue tuttavia il rischio intrinseco, legato alle caratteristiche delle operazioni, dal rischio residuo, valutato tenendo conto delle misure di prevenzione e mitigazione esistenti. Riconosce inoltre l’esperienza delle banche commerciali nel trade finance, che dispongono di personale specializzato, desk dedicati, strumenti di controllo specifici e sono sottoposte alla vigilanza della FINMA. Considerate tali misure, il rischio residuo di riciclaggio e finanziamento del terrorismo attribuito alla categoria delle banche commerciali nel suo insieme è valutato come medio.
Le implicazioni sul piano normativo
Il rapporto non formula raccomandazioni specifiche per introdurre nuovi obblighi antiriciclaggio per le imprese di commodity trading, né propone un’estensione generalizzata del campo di applicazione della Legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro (LRD) al settore. Richiama tuttavia, in termini generali, l’importanza di verificare l’adeguatezza del campo di applicazione della normativa, per evitare che le attività a rischio si spostino verso ambiti meno regolamentati. Le raccomandazioni riguardano principalmente il rafforzamento dell’efficacia del sistema di prevenzione e vigilanza, il miglioramento dello scambio di informazioni e la verifica degli strumenti normativi esistenti.
Per quanto riguarda i metalli preziosi, la raccomandazione 8 prevede un riesame della Legge sul controllo dei metalli preziosi e della relativa ordinanza sotto il profilo dell’efficienza e dell’efficacia, con la possibilità di avviare modifiche legislative qualora necessarie. Si tratta dunque di una raccomandazione di riesame, non di una modifica normativa già adottata. Il rapporto attribuisce inoltre un rischio residuo medio sia al commercio regolamentato di metalli preziosi sia all’acquisto di metalli preziosi usati, evidenziando per quest’ultimo le difficoltà legate alla tracciabilità dell’origine.
Un quadro di riferimento per il settore
Per il commodity trading, il rapporto evidenzia i rischi associati al finanziamento delle transazioni internazionali, riconoscendo al contempo il ruolo delle misure di controllo adottate dagli intermediari finanziari specializzati. Pur non proponendo nuovi obblighi antiriciclaggio specifici per il settore, raccomanda un riesame della legislazione sul controllo dei metalli preziosi, anche alla luce delle difficoltà di tracciabilità dell’origine dei metalli preziosi usati.
